Da piccoli la mamma vi preparava lo sciroppo per la tosse in un apposito misurino per darvi la giusta quantità di medicina; oggi che siete grandi è il vostro barman a prendersi cura di voi, preparando il vostro cocktail preferito nelle giuste quantità, e utilizzando anch’egli un apposito misurino: il Jigger!

Gli albori di questo strumento, oggi fondamentale (e in alcuni paesi addirittura obbligatorio), risalgono agli inizi dell’800 negli Stati Uniti, dove sono stati ritrovati documenti che parlano di “somministrazione di jigger di whiskey o di rum ai costruttori delle dighe”. Con tutta probabilità il jigger in questione fa riferimento a un piccolo bicchiere a calice, della capacità di circa un’oncia americana (29,75ml), utilizzato come dosatore fino al proibizionismo.

Il brevetto del jigger come lo conosciamo noi oggi si deve a Cornelius P. Dungan, depositato a Chicago nel 1893, anche se passeranno degli anni prima che esso diventi il compagno ideale di ogni bartender che si rispetti.

La forma caratteristica è a doppio cono, con due capacità diverse (1 oncia e mezza la parte più grande, mezza oncia quella più piccola) tutt’ora mantenute proprio per la versatilità di utilizzo.Oggi si trovano in commercio jigger con forme e capacità anche diverse per venire incontro alle esigenze dei professionisti.

E dire che il jigger è tornato in voga da pochi anni, perché lo si pensava ormai superato dai più moderni ed efficienti “metal pour” (i famosi “beccucci” inseriti sul collo delle bottiglie); ma niente può sostituire la precisione di questo strumento, soprattutto laddove le quantità devono essere chirurgiche per poter offrire al cliente l’esperienza di un cocktail perfetto.

 

L’arte della preparazione dei cocktail deriva dall’attenzione ai particolari, quindi non date del tirchio al vostro barman se usa il misurino; pensate se vostra madre vi avesse dato lo sciroppo “ad occhio”…